Monitoraggio test d’ingresso
I test di Orientamento somministrati ogni anno agli studenti iscritti al Corso di Laurea in Lettere dovrebbero essere l'occasione per riflettere seriamente sulle competenze delle nostre matricole e per promuovere azioni atte a contrastare la povertà linguistica. Così, purtroppo, non è stato, o lo è stato in misura inadeguata.
Questo lavoro di scrutinio condotto con scrupolo e impegno dal tirocinante Giovanni Raffaldi sui test somministrati nell'anno accademico 2024-2025 ha dato occasione di molte riflessioni, di molte ipotesi di intervento, rimaste purtroppo senza attuazione per il pensionamento della docente incaricata.
Riteniamo comunque importante archiviare quanto prodotto nella speranza che possa tornare utile quando, in un futuro non lontano, si intenda considerare le condizioni di grave indigenza in cui versano i nostri studenti per porvi rimedio con misure adeguate.
Di seguito un quadro riassuntivo, con considerazioni finali e suggerimenti per attività di potenziamento, dei risultati conseguiti dagli studenti iscritti al primo anno del Corso di Laurea in Lettere nel test di comprensione di un estratto dal romanzo Lessico famigliare, di N. Ginzburg.
La maggior parte delle prove d’ingresso prese a campione è stata valutata con una sufficienza più o meno risicata; segue la fascia media (risultati compresi tra i 22 e i 26 trentesimi, gruppo che rappresenterebbe meglio gli studenti "medi" in uscita dalla scuola secondaria di secondo grado), mentre appena due studentesse raggiungono un risultato che si è potuto valutare come “distinto” (26/30 o più).
Le lacune evidenziate riguardano soprattutto: la tendenza a offrire risposte incomplete, troppo brevi o poco pertinenti alla domanda; il ristretto patrimonio lessicale; la ridotta comprensione del testo, che porta a interpretazioni fuorvianti o eccessive generalizzazioni; l’organizzazione confusa del discorso; il ricorso alla ridondanza o alla prolissità a scopo probabilmente compensatorio.
L’impressione generale è quella di avere a che fare con giovani poco abituati alle norme che distinguono la lingua parlata da quella scritta, e con una scarsa conoscenza delle forme che la seconda assume (si pensi ai periodi costruiti in modo incerto e confuso, all’uso di un linguaggio piatto o troppo colloquiale, alle frequenti grafie poco leggibili, oppure ai casi di riassunti scritti in prima persona).
Meno gravi sembrano essere gli errori di natura differente rispetto ai precedenti (cioè errori grammaticali, ortografici, di ripetizione, ecc.).
Elenco alcuni possibili rimedi:
- Lettura collettiva durante le lezioni, a turno, di classici e/o opere recenti italiane, selezionate tra quelle in grado di combinare un buon uso della lingua con una trama e una narrazione avvincente;
- Attività di dibattito su temi letterari e/o linguistici, proposti dal docente e/o scelti dagli studenti stessi, a coppie o in gruppi allargati;
- Obbligatorietà di esercitazioni scritte, possibilmente varie e stimolanti, da svolgere come requisito fondamentale per accedere agli appelli d’esame (stesura di testi argomentativi o di invensione, brevi poesie, recensioni, ecc.);
- Imporre un maggior numero di libri di narrativa da leggere in preparazione degli esami, scelti secondo i criteri del punto 1;
- Incoraggiare l’iniziativa personale degli studenti mediante piccole competizioni (creandone appositamente, o informando circa altre già esistenti);
- Scoraggiare l’utilizzo dell’IA, usando la stessa per scovare chi la adopera nella'elaborazione dei testi richiesti, e successivamente penalizzarlo;
- Adottare libri di testo o di lettura in edizioni agili e/o economiche;
- Potenziare le attività extracurricolari di scrittura creativa.
Qui sotto, invece, il PDF scaricabile con la trascrizione completa degli errori riscontrati nelle prove di analisi e comprensione.
